Alzi la voce chiunque, tifoso o no, non vuole la “Repubblica dei processi mediatici”
Da non tifoso, ma da appassionato delle libertà e delle garanzie individuali di ogni cittadino, esprimo all’allenatore della Juventus Antonio Conte la mia personale solidarietà per l’inaccettabile gogna mediatica preventiva che ha sperimentato sui giornali di stamattina, dopo l’”antipasto” di qualche articolo già una ventina di giorni fa.
E’ evidente che la giustizia, sia quella ordinaria sia quella sportiva, ha il pieno dovere di fare ogni accertamento, fino in fondo e senza guardare in faccia a nessuno, ma è altrettanto evidente che non si può lapidare mediaticamente qualcuno, come avviene sui giornali di oggi, solo sulla base delle parole di un “pentito”.
Riflettiamoci con onestà intellettuale. In un Paese civile, può essere sufficiente chequalcuno faccia il nome di un altro per far partire la crocifissione a mezzo stampa? E dove stanno i riscontri oggettivi? Può essere sufficiente la parola di chi è già nei guai per inguaiare altri? Se viene sdoganato questo meccanismo, allora chiunque potrà tranquillamente tentare di scagliare accuse a destra e a manca, tanto la grancassa mediatica e lo “sputtanamento” sono garantiti, “in attesa di accertamento”. E’ questo che vogliamo?
Ecco perché oggi Antonio Conte non è solo l’allenatore della Juventus, ma è il nome di ogni italiano che può finire nel tritacarne mediatico, prim’ancora che sia avvenuto qualunque accertamento ulteriore sui fatti. Tutti quelli – tifosi o no – che non vogliono la “Repubblica dei processi mediatici” hanno a mio avviso il dovere di alzare la voce a difesa del diritto di ognuno a non essere massacrato preventivamente.



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