Calcio: contro Conte gogna mediatica inaccettabile

Alzi la voce chiunque, tifoso o no, non vuole la “Repubblica dei processi mediatici”

Da non tifoso, ma da appassionato delle libertà e delle garanzie individuali di ogni cittadino, esprimo all’allenatore della Juventus Antonio Conte la mia personale solidarietà per l’inaccettabile gogna mediatica preventiva che ha sperimentato sui giornali di stamattina, dopo l’”antipasto” di qualche articolo già una ventina di giorni fa.

E’ evidente che la giustizia, sia quella ordinaria sia quella sportiva, ha il pieno dovere di fare ogni accertamento, fino in fondo e senza guardare in faccia a nessuno, ma è altrettanto evidente che non si può lapidare mediaticamente qualcuno, come avviene sui giornali di oggi, solo sulla base delle parole di un “pentito”.

Riflettiamoci con onestà intellettuale. In un Paese civile, può essere sufficiente chequalcuno faccia il nome di un altro per far partire la crocifissione a mezzo stampa? E dove stanno i riscontri oggettivi? Può essere sufficiente la parola di chi è già nei guai per inguaiare altri? Se viene sdoganato questo meccanismo, allora chiunque potrà tranquillamente tentare di scagliare accuse a destra e a manca, tanto la grancassa mediatica e lo “sputtanamento” sono garantiti, “in attesa di accertamento”. E’ questo che vogliamo?

Ecco perché oggi Antonio Conte non è solo l’allenatore della Juventus, ma è il nome di ogni italiano che può finire nel tritacarne mediatico, prim’ancora che sia avvenuto qualunque accertamento ulteriore sui fatti. Tutti quelli – tifosi o no – che non vogliono la “Repubblica dei processi mediatici” hanno a mio avviso il dovere di alzare la voce a difesa del diritto di ognuno a non essere massacrato preventivamente.

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Gay: importantissimi motivi oltre che scelta Obama

Politica non può restare indietro rispetto al sentire comune

La mia opinione personale è nota: da sempre, da liberale, auspico la fine di ogni discriminazione nei confronti delle persone, di tutte le persone, a prescindere dalla loro identità, orientamento o preferenza affettiva e sessuale. E quindi riterrei opportuno, in forme su cui è possibile trovare un’intesa tra le forze politiche, un riconoscimento di diritti delle coppie di fatto, omosessuali o eterosessuali che siano. Mi auguro che nella prossima legislatura, indipendentemente dalle distinzioni di schieramento, ci sia spazio per un dibattito civile e non ideologico, che arrivi a un risultato.

Ma, al di là di questo, suggerisco a tutti di leggere i motivi con cui Obama ha spiegato la sua scelta, citando le sue figlie: “Malia e Sasha hanno amici i cui genitori sono dello stesso sesso. Alcune volte io e Michelle ci sediamo a tavola e parliamo con Malia e Sasha dei loro amici e dei loro genitori, e a loro non viene neanche in mente che dovrebbero essere trattati diversamente. Per loro non ha senso e francamente questo è qualcosa che cambia la prospettiva”. Ecco, il messaggio da trarne è questo, a mio avviso: che senso ha una politica che resti indietro al sentire comune, che non percepisca l’evoluzione del costume e della sensibilità?

Aggiungo, e questo dovrebbe essere motivo di riflessione anche per il centrodestra italiano, che in tutto il mondo il centrodestra dà segni di apertura su questo fronte. Chi non lo fa, come attualmente i repubblicani americani, è molto indietro nei sondaggi proprio a causa delle scelte più chiuse sui civil rights.

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Fiscal compact: nulla è scontato, serve “growth compact”

Europa si interroghi anziché blindare tutto

Sul fiscal compact, nulla può essere scontato e a scatola chiusa, nonostante le pur comprensibili – dal suo punto di vista – dichiarazioni della signora Merkel. E’ naturale e opportuno che la discussione ci sia, e sia vera, senza pregiudizi. L’Europa ha molto bisogno di un “growth compact”, di una strategia vera per la crescita, per evitare una recessione lunga e socialmente devastante, in larga misura prodotta proprio dal cieco rigorismo di questi mesi. Tutti farebbero bene a rifletterci, anziché blindare le discutibili scelte compiute finora.

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Ansaldo. Capezzone: c’è chi soffia sul fuoco

Basta campagne di odio e di delegittimazione

Nell’esprimere totale vicinanza all’ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, desidero manifestare una enorme preoccupazione per le campagne di odio e di delegittimazione e per un clima di violenza verbale alimentato da troppe parti, che rischiano di offrire spazi alla violenza fisica.

Il Novecento delle ideologie è ormai alle spalle, e non c’è alcuna scusa, non c’è nessun alibi che possa “giustificare” un’atmosfera di demonizzazione politica, economica, sociale, con relativa individuazione di “bersagli” da colpire.

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